Devi risolvere un problema e hai bisogno di nuove idee, ma non sai da dove iniziare.

C’è un metodo che può fare al caso tuo.

Hai mai sentito parlare del Design Thinking?

È una metodologia manageriale che aiuta a sviluppare il pensiero creativo, sul modello di quello dei designer.

In Bloo abbiamo sperimentato i passaggi fondamentali di questo processo, guidati da Virginia Jukuki Capoluongo, la nostra visual designer: ecco cosa abbiamo imparato.

Le basi del Design Thinking

È abbastanza noto che, per poter risolvere un problema, bisogna analizzarlo, comprenderlo appieno ed eventualmente guardarlo sotto altri punti di vista.

Il Design Thinking fonda le sue basi proprio su questo approccio, definito Human Centered Design, che mira a coinvolgere e prendere in considerazione i punti di vista e i desideri dei destinatari ai quali vogliamo presentare il nostro prodotto o servizio.

Abbiamo sintetizzato il processo in tre fasi principali, anche se, i modelli Stanford e Ideo ne prevedono molte di più. Iniziamo!

1. Ricerca e osservazione

Gli obiettivi di questa prima fase sono la definizione del problema specifico e la ricerca di informazioni. Questa è sicuramente la parte più complessa, poiché pone le basi per tutta la struttura.

L’elemento cardine è l’ascolto dettagliato e attento dei bisogni e delle necessità degli utenti.

“Come mai l’utente X mette nella lista dei desideri i più svariati oggetti, ma non li acquista mai?”. Questo potrebbe essere un gran bel problema per un’azienda che vende online.

Cerca di immedesimarti in tutti i passaggi che l’utente deve compiere per arrivare a visionare un prodotto, metterlo nel carrello e acquistarlo. Realizzare una User Journey Map e un’Emotional Map dello stato d’animo dell’utente, può aiutarti a comprendere cosa, ipoteticamente, potrebbe turbarlo proprio nel momento dell’acquisto.

Una volta che hai tutte le informazioni necessarie e hai individuato un possibile problema, si passa alla fase due.

2. Generazione di idee o fase creativa

Scatena la creatività, ma tieni sempre in considerazione i dati raccolti all’inizio.

La cosa importante in questa seconda fase è non porsi limiti e buttare giù quante più idee possibili, anche se in un primo momento possono sembrare strambe e impensabili.

La forza sta proprio in questo.

Il metodo SCAMPER, di cui parleremo nel prossimo articolo, può guidare il team a pensare diversamente un prodotto o un servizio, creando, nel nostro esempio, una funzionalità diversa o un tasto specifico, che sia in grado di portare l’utente X all’acquisto.

Ogni idea potrà essere scritta o disegnata su un post-it e, in seguito, tutti i componenti del team dovranno votare le idee migliori e scegliere quali soluzioni risultano più adatte e fattibili da implementare e si inizierà a lavorare su come farlo.

3. Prototipazione e test

La terza e ultima fase è quella più delicata: la prototipazione e progettazione del nuovo prodotto/servizio.

Prima di arrivare all’implementazione, infatti, è necessario fare delle prove attraverso dei prototipi (ad esempio una landing page oppure una singola funzionalità del servizio). Su questi vengono realizzati dei test, coinvolgendo gli utenti, che ci aiutano a migliorare il processo, o prodotto.

Il processo del Design Thinking non finisce qui, ma è iterativo e prosegue anche dopo i test utente, che possono portare alla risoluzione del problema iniziale o alla creazione di una nuova sfida da affrontare e risolvere.

Un articolo, ovviamente, non è sufficiente a comprendere quanto questo processo sia complesso ed efficace, non solo in tutti gli ambiti lavorativi, ma anche nella vita quotidiana.

Se vuoi approfondire, insieme a Virginia Jukuki Capoluongo, il tema dello Human Centered Design, sul quale si fonda anche il Design Thinking, iscriviti al corso Human Marketing. Parleremo di questo e di molto altro!