Gianfranco Marramiero è consulente e responsabile delle Pubbliche Relazioni per Bloo, ma è anche la nostra anima zen, che ci suggerisce le parole migliori da utilizzare e la prospettiva giusta per superare anche le giornate più difficili.

L’intervista

Gianfranco iniziamo questa intervista, ovviamente, da una parola: cosa significa per te il termine “efficace”?

Ciao Carmela, al giorno d’oggi le persone sono bombardate dalla comunicazione, pubblicitaria e non, e fare “breccia” nella mente e nel cuore dei consumatori, online e offline è sempre più difficile.

Come ci si riesce? Comunicando efficacemente appunto, seguendo poche ma fondamentali regole che permettono di arrivare all’utente “catturando” la sua attenzione.

Tu citi spesso le Parole “Killer”: cosa intendi? Ci fai qualche esempio?

Le Parole Killer della comunicazione sono quelle che letteralmente “uccidono” e impediscono il flusso del processo comunicativo. Alcune sono palesemente non positive, altre sono parole che spesso sono di uso comune – e vengono usate addirittura come intercalari – ma, se si ripetono costantemente, condizionano negativamente il nostro interlocutore.

Un esempio che mi viene in mente a tal proposito è l’utilizzo o forse sarebbe meglio dire l’abuso, della frase «scusami se ti disturbo». Immagino quante volte ti è capitata di sentirla, eh? Spesso siamo portati a pensare che sia una forma di educazione, e infatti dal punto di vista sociale è considerata tale, ma il nostro cervello al livello inconscio classifica quella persona che le pronuncia, come un disturbatore.

Oltre a quella verbale esiste anche una comunicazione non verbale: quanto conta?

Sicuramente conta molto, su questo tema  c’è tantissima letteratura, spesso dibattuta, a partire dagli studi del Dr. Mehrabian che considerava la comunicazione non verbale più importante di quella verbale mentre c’è chi rifugge da questa teoria.

Come sempre, la verità sta nel mezzo, nel senso che è verissimo il fatto che il linguaggio non verbale e paraverbale nella comunicazione rivestano un ruolo importante ma è altrettanto fondamentale anche l’utilizzo delle parole “giuste”.

Nel tuo lavoro ti occupi di relazioni esterne, un compito non sempre semplicissimo: ci sveli qual è il tuo metodo per rimanere sempre zen e trovare le parole giuste per chi hai di fronte?

Beh nel mio lavoro, come in quello di un consulente, è fondamentale l’ascolto “attivo”.

C’è una grande differenza infatti tra ascoltare e sentire, troppo spesso siamo talmente concentrati su noi stessi che ignoriamo o comunque non diamo la giusta importanza al nostro interlocutore.

Se ti dovessi dare la mia ricetta “segreta” è restare in ascolto e guardare le cose dal punto di vista del nostro interlocutore. Se tutti facessero così praticamente non ci sarebbero incomprensioni e litigi, in quanto con questo semplice esercizio si riesce a comprendere meglio l’altro e giustificare anche atteggiamenti che inizialmente potrebbero sembrare aggressivi.

Se potessi vestire i panni di un “comunicatore” e rubare tutto il suo know-how, chi sceglieresti?

Mah, diciamo che nella mia carriera ho letto tanti libri e ho avuto il privilegio di ascoltare tantissimi speaker nazionali e internazionali; ho diversi modelli di riferimento, se devo sceglierne due ti posso dire che apprezzo molto il carisma e l’energia di Anthony Robbins, e il magnetismo e le enormi capacità comunicative di T. Harv Eker, davvero due “mostri” sacri della comunicazione.

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